Un motto per salvarsi
Benvenuti nell’antica terra della libertà

da Pier Paolo Coro



(English below)

L’origine del nome Monte Titano, luogo su cui sorge la città di San Marino, deriva secondo la tradizione, da quella visione del monte che ebbero i marinai nell’antichità navigando le acque del Mare Adriatico. Il monte, visto dal mare, appare imponente e maestoso come un “Titano”. Certamente, a quel tempo la montagna così percepita, doveva rappresentare un importante punto d’orientamento e di riferimento per le rotte di navigazione nel Mare Adriatico e lungo l’intera Costa Adriatica.

Da quella visione “titanica" della montagna tricuspide, così importante per gli antichi naviganti, oggi non può che scaturire e connotarsi simbolicamente, un’affine percezione, tra mito e realtà: la stessa che ha lungamente accompagnato, nei secoli, la storia della Repubblica di San Marino.

Una storia che ha inizio nel III secolo d.C. con la leggenda di un tagliapietre dalmata di nome Marino che, per sfuggire alle persecuzioni contro i cristiani al tempo di Diocleziano, si rifugiò sul Monte Titano. La comunità, così nata, fondandosi dal Santo Marino (3 settembre 301), nei secoli, riuscì a crescere e divenire una Res publica. Costituendosi, poi, secondo i principi democratici repubblicani, difese, nei secoli, pacificamente la propria volontà d’indipendenza e il proprio territorio.

La piccola Repubblica del Titano dovette affrontare non poche avversità nel corso della sua storia, e le superò declamando il motto latino Nemini Teneri (non dipendere da nessuno). Dunque essere innanzitutto libera. Rivendicando la sua Libertas.

Molteplici sono state le narrazioni e le rappresentazioni visive del Monte Titano. Narrazioni che, allo stesso tempo, si legano a ciò che sostanzialmente l’immagine del Monte Titano ha da sempre evocato, anche in coloro che lo osservavano per la prima volta, avendone una visione esperienziale diretta.

In questa direzione, singolari e significative sono state diverse pagine scritte da poeti e scrittori, che tra il XVII e il XX secolo giunsero a San Marino, attirati dal mito della città- Stato che la piccola Repubblica incarnava efficacemente. Joseph Addison, Montesquieu e in particolare quelle dei poeti italiani Giosuè Carducci e Giovanni Pascoli che ne scrissero alcune tra le pagine più memorabili.

Da queste suggestioni come nei racconti di viaggio, emerge tuttavia un’insolita e singolare contrapposizione simbolica - al contempo anche fisica - tra ciò che il Monte Titano evoca nella sua morfologia geologica dai tratti maestosi e imponenti, e ciò che, invece, è più rappresentativo di un territorio geograficamente molto piccolo e delimitato, e che ne definisce la dimensione geo-politica e i confini territoriali. Infatti, lo Stato di San Marino è un’enclave entro un altro Stato; anticamente all’interno e sotto la protezione dello Stato Pontificio, e successivamente, sino ai giorni nostri, all’interno della Repubblica Italiana. Di fatto, è dal 1463 che il confini dello Stato di San Marino non hanno più subito modifiche.

Molteplici sono state, nel corso dei secoli, le rappresentazioni iconografiche del Monte Titano, in particolare in opere pittoriche tra il XVI e il XIX, prevalentemente immagini sacre e di culto religioso. Più tardi, quella visione tardo romantica e misteriosamente fiabesca del Titano, insieme all’iconografica ricca di forme rappresentative delle tradizioni popolari e del mondo contadino, verrà a contrapporsi a quella che sarà l’immagine forse più conosciuta di San Marino, proiettata nella modernità del primo e secondo Novecento.

San Marino, con la sua ricostruzione dopo i due conflitti mondiali, entra sul finire degli anni ‘50 nel cosiddetto miracolo economico dell’Italia degli ‘60, consolidando la sua immagine e l’antica vocazione di Paese amico e ospitale, a partire dalla sua principale peculiarità, quella di essere la più piccola e antica Repubblica del mondo.

L’immaginario del Monte Titano si apre al turismo, agli eventi culturali e ai nuovi beni di consumo di massa. Attraverso la nascita di nuove piccole e medie industrie manifatturiere nel settore tessile, e soprattutto in quello ceramico, e in quello della produzione di souvenir turistici, l’immagine di San Marino si stereotipizza in un prodotto commerciale.

Da questo scenario riemerge ancora quel motto di Libertas, che viene così adottato in molteplici manufatti turistici e rielaborato come frase di “Benvenuti nell’antica terra della Libertà”, iscritta anche nei principali Portali di confine di Stato. Una frase emblematica e metaforica, che attinge alla storia del Paese, e che accompagna ancora oggi l’ingresso di ogni visitatore appena giunto a San Marino.

“Ma che cosa è la Libertà? Dove inizia e dove finisce?” partendo da queste domande, e a conclusione di questo breve excursus nell’iconografia del Monte Titano, è importante ricordare un recente progetto artistico realizzato a San Marino, diretto proprio a interrogarci, senza retoriche, sui possibili significati di libertà, e su ciò che può suscitare nel millennio della globalità il confine di un piccolo Stato. Non è un caso che il progetto Closing the Border, realizzato con l’artista bosniaca Sejla Kameric nel 2002 - uno dei primi progetti di ricerca alla base del network di Little Constellation – abbia messo in luce alcuni di questi aspetti. Infatti, in quell’occasione, fu chiuso ufficialmente, come intervento artistico, il confine tra San Marino e Italia per la durata di 30 minuti. Le barricate posizionate lungo il tratto, chiusero il traffico stradale e le persone si ritrovarono a dover scegliere da che parte stare. Si formò una lunga fila di auto ferme, e un folto gruppo di persone e passanti si trovarono così, divisi, a conversare tra le due parti. L’azione in sé ci mostrava che quel confine esisteva - era reale e la sua chiusura aveva effetti immediati - e ci rammentava che eventi improvvisi, come i tragici fatti vissuti dall’artista nella guerra serbo-bosniaca - il cambiamento drammatico da una condizione a un'altra - potevano giungere inaspettati, i confini cambiare velocemente.

In quella circostanza, i numerosi presenti si ritrovarono lungo un confine iscritto nella propria storia, accomunati da una riflessione sulla complessità dell’attuale e forse anche da una diversa consapevolezza di ciò che resta di quella storica visione del Monte Titano e della sua Libertas.  





A motto to save oneself
Welcome to the ancient land of liberty

by Pier Paolo Coro

Tradition has it that Monte Titano, where the city of San Marino stands, takes its name from the vision of the mountain that greeted mariners in ancient times as they sailed across the Adriatic. Seen from the bow of the ship, the mountain looks as imposing and majestic as a “titan”. And of course, in those days, that view of the mountain must have been an important landmark and guidepost for navigation routes across the sea and along the entire coast.

Today, the “titanic” silhouette of the three-peaked mountain, so important to ancient seafarers, cannot help but inspire, and lend a symbolic shading, to a similar image that blends legend with reality: the one that has long accompanied the Republic of San Marino over its centuries of history. A history that began in the third century AD with the legend of a Dalmatian stonemason named Marinus who fled the persecution of Christians under Diocletian, taking refuge on Monte Titano. Over the centuries, the community founded by Saint Marinus (on September 3, 301) grew into a Res publica. Establishing a government based on democratic, republican principles, over the centuries it has peacefully defended its territory and its independence.

The little republic built on a Titan has had to face quite a few adversities over the course of its history, and has overcome them all by staying true to the Latin motto Nemini Teneri (depend on no one). And thus, first and foremost, remaining free. Asserting its Libertas.

There have been many narrative and visual depictions of Monte Titano. Narratives that at the same time, are tied to the essence of what the mountain’s image has always evoked, even in those who gazed on it for the first time, experiencing this vision first-hand.

In this sense, there is a singular significance to the various descriptions by poets and authors who visited San Marino between the seventeenth and twentieth centuries, drawn by the legend of the city-state that the small republic perfectly embodied. Joseph Addison, Montesquieu, and most of all, the Italian poets Giosuè Carducci and Giovanni Pascoli wrote some of the most memorable depictions.

From these sketches and stories, however, an unusual contrast emerges – both symbolic and physical – between what Monte Titano evokes through its majestic, imposing geologic features, and what is instead more characteristic of a geographically small and circumscribed territory, defining its geopolitical dimension and boundaries. Indeed, the state of San Marino is an enclave within another country, formerly inside and under the protection of the Papal States, and later, up to the present day, inside the Italian Republic. And since 1463, the boundaries of the State of San Marino have not shifted.

Over the centuries there have been many iconographic renderings of Monte Titano, particularly in sacred and devotional paintings between the 1500s and the 1800s. Later on, the mysterious, late-Romantic, fairytale vision of Monte Titano, wedded to a rich vein of imagery that drew on folk and peasant traditions, would come into contrast with the better-known image of San Marino that sailed forward into the modern world of the twentieth century.

Rebuilding after the two World Wars, San Marino entered full-steam into the Italian mid-century “economic miracle” in the late Fifties, strengthening its ancient identity as a friendly, hospitable nation, with the unique hallmark of being the world’s smallest and oldest republic.

The image of Monte Titano opened up to embrace tourism, cultural events and the new mass-produced consumer goods. Through the foundation of new small and medium industrial enterprises manufacturing textiles, ceramics, and tourist souvenirs, San Marino’s identity was molded into a commercial product.

Within this context, the motto of Libertas resurfaced, emblazoned on many tourist articles and modified into the phrase “Welcome to the ancient land of Liberty”, which is also written on San Marino’s main gates. An emblematic, symbolic phrase, rooted in the country’s history, which still greets every visitor who enters San Marino.

“But what is Liberty? Where does it start and where does it end?”

Setting out from these questions, and concluding this brief digression into the iconography of Monte Titano, it is important to keep in mind a recent art project carried out in San Marino, aimed at investigating – without rhetoric – the possible meanings of liberty, and what can be evoked in the globalized millennium by the boundaries of a small state.

It is no coincidence that Closing the Border, realized in collaboration with Bosnian artist Sejla Kameric in 2002 – one of the first projects around which the Little Constellation network was built – sheds light on some of these aspects. On that occasion, as an artistic action, the border between San Marino and Italy was officially closed for 30 minutes. The barricades placed along the boundary line brought traffic to a halt, and people had to choose which side to stand on. A gridlock was formed and groups of passers-by found themselves divided, talking across the two sides. In itself, the action showed us that this border existed – it was real, and its closure had immediate effects – and reminded us that sudden events, like the tragic ones the artist experienced in the Serbo-Bosnian war – the dramatic shift from one situation to another – could arrive unexpectedly, and boundaries could rapidly change.

On that occasion, the people who were present found themselves along a border that has been etched into their history, taking part in a shared meditation on the complexity of the present, and also, perhaps, a new shared awareness of what remains of that historic vision of Monte Titano and its Libertas. 




Fig. 1.
Sejla Kamerić
Closing The Border, 2002
intervento sul Confine di Stato di Chiesanuova
San Marino – Italia
Photo: Pier Paolo Coro